Referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020. L'appello al NO di Peacelink

Le dieci ragioni del nostro NO in difesa della Costituzione

Non crediamo nei finti risparmi che nascondono gli enormi sprechi della spesa militare e del finanziamento delle milizie libiche per deportare migranti

Perché sosteniamo il NO al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari 


1 - Perché difendo la Costituzione;
2 - perché credo nella democrazia Parlamentare;
3- perché un Parlamento mutilato è più esposto alle pressioni delle lobby e ai diktat delle segreterie di partito;
4 - perché, con questa riforma, alcune regioni saranno rappresentate da un numero di senatori inferiore a quello dei senatori a vita, mentre le regioni a statuto speciale avranno più senatori delle altre, con una popolazione maggiore;
5 - perché non credo nei finti risparmi populisti, che nascondono gli enormi sprechi della spesa militare e del finanziamento delle milizie libiche per deportare migranti;
6 - perché un Parlamento mutilato non è più efficiente: è più manipolabile;
7 - perché non mi faccio imbrogliare dalle consorterie di partito, che vorrebbero governare senza il Parlamento tra i piedi;
8 - perché voglio un Parlamento di rappresentanti dei cittadini e non di rappresentanti dei partiti;
9 - perché, in un Parlamento mutilato, la mia voce, come quella di chi non è organico al potere, sarà più debole;
10 - per non dare attuazione ai piani eversivi della P2.

Firme

Giacomo Alessandroni

Rosy Battaglia

Maurizio Bolognetti

Alessandro Cannavale

Paola Casella

Chiara Castellani

Adriana De Mitri

Rossana De Simone

Marco Francesco Doria

Fulvia Gravame

Carlo Gubitosa

Francesco Iannuzzelli

Gianfranco Mammone

Alessandro Marescotti

Antonella Marrone

Annamaria Moschetti

Antonella Recchia

Milena Rossi

(Giovedì, 10 settembre 2020)

Il cosiddetto "decreto sicurezza bis", nella settimana che si apre domani, andrà in votazione al Senato. Se dovesse essere approvato in via definitiva, sarà scritta un'altra pagina buia della nostra storia repubblicana, e si darà vita ad un obbrobrio e ad un mostro giuridico. Cosa possiamo fare noi? Non restare inerti. Opporci nella vita di ogni giorno, quando parliamo con le persone e percepiamo un chiaro sentimento di avversità intorno a noi perchè in questo momento, è inutile nascondercelo, siamo avvolti in un clima sociale torbido ed è questa la mentalità corrente, ma anche partecipare e diffondere i semi di resistenza che comunque, per fortuna, sono presenti. Come dice la parabola evangelica, Matteo 13,24-30, non si può estirpare subito la zizzania dal campo di grano. Dobbiamo accettare che crescano insieme, ma nello stesso tempo sperare e operare affinchè il grano cresca più forte e solido della zizzania e del male.

(Domenica, 4 agosto 2019)

Il 28 ottobre 1922 un manipolo di fascisti armati (sottolineo armati) marciarono su Roma e il re fellone Vittorio Emanuele III consegnò il potere a Benito Mussolini. Fu l'inizio di un regime liberticida, corrotto e criminale che ci condusse alle leggi razziali, alla deportazione e all'assassinio nei campi di concentramento nazifascisti di milioni di esseri umani, alla seconda guerra mondiale, alla distruzione e alla riduzione in miseria dell'Italia. Altro che patrioti, i Patrioti sono stati quelli che hanno resistito, quelli che si sono opposti al costo delle loro stesse vite. I Patrioti sono quelli che ancora oggi resistono e si oppongono alla deriva fascista e razzista che sta attraversando il nostro Paese, quelli che resistono nella difesa della Costituzione e contro ogni mafia e violenza.

(Domenica, 10 settembre 2017)

Il mare non è nostro

IL NO AI MIGRANTI: UN GENOCIDIO

I migranti sono un popolo. Europa ed Italia non si accorgono che stanno compiendo un crimine, si chiama genocidio

Dopo il voto del 2 agosto del Parlamento italiano in favore dell’invio di navi da guerra nelle acque libiche per assistere la Guardia costiera della Libia a intercettare migranti e rifugiati e a riportarli a terra, la vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa Gauri Van Gulik ha rilasciato questa dichiarazione:

“Oggi le autorità italiane hanno dimostrato che considerano più importante tenere migranti e rifugiati alla larga dalle loro coste piuttosto che proteggere le loro vite e la loro incolumità. Facilitare l’intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del Paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest’orrore.

La denuncia di Amnesty International

“L’Italia, insieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, dovrebbe dedicarsi ad aumentare le operazioni di ricerca e soccorso. Invece, ha scelto di abdicare alle sue responsabilità e di mettere in pericolo le stesse persone che afferma di voler salvare, fornendo addirittura copertura e sostegno militare alla Guardia costiera libica, il cui operato violento e incosciente è stato più volte documentato, anche da Amnesty International.

“L’Italia, inoltre, col sostegno dell’Unione Europea, ha introdotto ostacoli alla capacità delle Organizzazioni Non Governative di salvare persone in mare, dimostrando come il suo approccio complessivo sia errato.

“Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia”.

Il giro di vite del governo

Nella stessa occasione il blog di Daniele Barbieri pubblicava il 4 agosto questo commento di Benigno Moi:

La Procura di Trapani ha aspettato solo un giorno. Il 31 luglio il ministero dell’Interno impone alle Organizzazioni Non Governative che operano nel salvataggio a mare nelle acque di fronte alla Libia di firmare il “Codice di condotta” che regolamenta, in 13 punti, le attività di salvataggio nel Mediterraneo.

La maggioranza delle ONG, fra cui Medici senza frontiere (Premio Nobel per la Pace 1999) dichiarano di non accettare molti dei punti contenuti nel codice e non firmano. Il ministero di Marco Minniti nel comunicato emesso alla fine dell’incontro con le ONG dichiara, fra l’altro: «l’aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse».

La “Iuventa” sequestrata

Il 2 agosto la Procura di Trapani mette sotto sequestro giudiziario l’imbarcazione “Iuventa”, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet, impegnata da mesi nell’attività di soccorso davanti alle coste della Libia e fatta conoscere agli italiani da un servizio della trasmissione RAI 2 di Enrico Lucci e Valentina Petrini, «NEMO, nessuno escluso».

Tutto questo nonostante che i più alti gradi della Marina militare, della Guardia costiera e della Guardia di finanza escludano che siano mai emerse prove di rapporti tra ONG e trafficanti, sottolineando anzi la piena collaborazione in quel tratto di mare tra organismi di coordinamento, imbarcazioni statuali e navi delle associazioni umanitarie. Anche la magistratura siciliana, nel corso delle audizioni, ha riconosciuto la sostanziale correttezza delle ONG.

Quali sono allora le ragioni vere del “giro di vite” voluto dal governo italiano e dalla Comunità europea nei confronti delle ONG? Non si tratta solo di farsi dettare l’agenda dal populismo delle destre xenofobe, non si tratta solo del tentativo di forzare il coinvolgimento degli Stati di appartenenza delle stesse ONG, come sembrerebbe indicare uno dei 13 punti del Codice. Di fatto siamo di fronte a qualcosa di più profondo, che va ad incidere su alcuni dei princìpi che davamo per acquisiti e scontati, e su cui si pensava si dovesse riconoscere la nostra civiltà giuridica e morale.

Come è stato detto, “indurre a sospettare che il bene possibile, rappresentato da un’attività umanitaria, possa rivelarsi un male contagioso – i soccorritori alleati ai carnefici – contribuisce potentemente a ridurre in macerie princìpi fondamentali”. E si mette in discussione il valore della cosiddetta legge del mare, «quell’obbligo-diritto-dovere al soccorso e al salvataggio come valore irrinunciabile». Ma non solo: «È da un ventennio almeno che si assiste a forme di pressione sulle organizzazioni non governative da parte di diversi livelli istituzionali – europei, nazionali e internazionali – affinché il Diritto internazionale dei diritti umani venga ricondotto all’interno delle compatibilità politiche di Stati e governi».

È dalla “guerra umanitaria” del Kosovo, infatti, che comincia questa tendenza che ha come obiettivo quello di far perdere progressivamente alle ONG le loro caratteristiche di base quali l’indipendenza e la neutralità, valori fondativi in coerenza anche con le Convenzioni internazionali che regolano queste attività.

Ed è sconfortante l’unanimità, o quasi, con cui la stampa affronta la questione delle operazioni di salvataggio, agendo da megafono acritico dei peggiori luoghi comuni, delle accuse leghiste o di qualche giudice voglioso di protagonismo che poi ammette di non avere alcuna prova per le sue accuse. Non chiedendosi da dove stiano fuggendo le persone soccorse in mare e trovando la soluzione nel riconsegnarle a pseudo governi libici (quale Libia?) più o meno riconosciuti dai governi occidentali, scopertamente complici dei veri trafficanti.

Che se poi, a volerci ragionare un po’ con la mente serena, dovessimo fare una graduatoria degli “autori delle nefandezze” coinvolti nel fenomeno delle migrazioni, dovremmo mettere: le multinazionali che impoveriscono e avvelenano i Paesi di partenza dei profughi; la Banca Mondiale che strozza col debito i Paesi del “Terzo Mondo”; i produttori/venditori/utilizzatori delle armi che restano il motore della nostra economia; i dittatori grandi e piccoli che lasciamo a governare per conto dei nostri affari quei Paesi, dove esportiamo i nostri rifiuti; i bravi cittadini europei che vanno in Africa, Asia e Sudamerica in cerca di ragazzini/ragazzine… siamo proprio certi che fra tutti i soggetti coinvolti in questa inumana catena, collocheremmo proprio gli scafisti nel gradino più basso? Sono l’ultimo anello, arrivano quando l’unica operazione possibile è strapparli ai lager, danno quella speranza – o illusione di speranza – che invece dovrebbe essere assicurata con i canali ufficiali di accoglienza. Lo fanno per soldi, come lo facevano le mammane quando l’aborto era illegale. Figure che spariscono quando si elimina la domanda.

(Pubblicato su chiesadituttichiesadeipoveri)

(Lunedì, 7 agosto 2017)

Sono un europeista convinto e mi dispiace assistere agli egoismi "patriottici" di alcuni Paesi della UE. Penso soprattutto a quelli dell'ex blocco sovietico. Come la Polonia che nel 2014-2020 incasserà 110 miliardi di euro, però quando c'è da essere solidali si ritira nei propri "confini". Ma i "confini" sono solo "limiti" che prima o poi saranno abbattuti. La storia non ha mai avuto un percorso lineare, si fanno due passi in avanti poi se ne fa uno indietro, ma si prosegue. Ai "profeti di sventura", a quelli che hanno sempre nostalgia di una mitica "età dell'oro", vorrei semplicemente dire che tale età non è mai esistita. Prendiamo gli ultimi cento anni: due guerre mondiali, il nazi-fascismo, la guerra fredda con l'incubo nucleare, lo stragismo, il terrorismo e chi più ne ha più ne metta. Come canta Francesco De Gregori però "la Storia siamo noi" e dobbiamo sentirci partecipi di questa Storia, perché nessuno né è escluso. Mi ha colpito, qualche sera fa, ascoltare una mia amica che così si è espressa: "molte persone e tanti giovani hanno smesso di essere cittadini". Allora critichiamo, indigniamoci ma in modo partecipativo e generativo. Torniamo a essere cittadini non solo dell'Italia e dell'Europa, ma del Mondo intero e, soprattutto, restiamo Umani.

(Domenica, 8 luglio 2017)

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adotta un bambino a distanza

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CHIESA EVANGELICA VALDESE


 
 

 

 

 

 

 

 

 

Per leggere

Lidia Maggi

L'evangelo delle donne - Figure femminili nel Nuovo Testamento

L'Evangelo è una buona notizia di liberazione per tutti e tutte. Gesù ha ribaltato alcuni stereotipi del suo tempo, tra questi quello della donna che doveva rimanere sottomessa all'uomo. In questo libro la teologa battista passa in rassegna alcune figure femminili protagoniste dei racconti evangelici. Purtroppo, il cammino da fare verso una reale emancipazione femminile anche in campo religioso è ancora lungo. (24 ottobre 2020)

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Dietrich Bonhoeffer

La Parola predicata - Corso di omiletica a Finkenwalde

Una raccolta delle lezioni di omiletica tenute, tra il 1935 e il 1939, presso il seminario clandestino di Finkenwalde dal pastore e teologo della chiesa confessante tedesca, poi giustiziato dai nazisti. (12 settembre 2020)

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Irene Migliarese

Il carillon di Amburgo

Il romanzo d'esordio di una giovanissima scrittrice calabrese. Un racconto che come una caccia al tesoro attraversa due storie d'amore che rimbalzano dolorosamente tra l'Europa della seconda guerra mondiale, della persecuzione nazista degli ebrei, e gli Stati Uniti del dopoguerra e che nel finale trovano la loro composizione e la loro ragione d'essere nella vita che risorge, perché l'amore è sempre più forte. (4 settembre 2020)

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Zvi Kolitz

Yossl Rakover si rivolge a Dio

Il testamento spirituale di un ebreo durante la rivolta del ghetto ebraico di Varsavia nel 1943. Un testo carico di una fede sconfinata in un Dio che si dimostra assente. Il racconto di un nuovo Giobbe.  Non è una storia vera, ma è come se lo fosse perché incarna tutte le sofferenze e le umiliazioni che ogni ebreo ha subito in quegli anni oscuri. (11 agosto 2020)

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Paolo Ricca

Ego te absolvo

Colpa e perdono nella Chiesa di ieri e di oggi

Non solo una disamina dell'evoluzione storica della confessione dei peccati (da Gesù ai giorni nostri), ma anche una profonda riflessione su ciò che significa per il cristiano riconoscersi peccatore e chiedere perdono nella dimensione personale e comunitaria fondamentale della fede. (5 agosto 2020)

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Massimo Rubboli

La Riforma protestante tra mito e memoria storica

Un libro che ripercorre le vicende della Riforma Radicale (Anabattismo), una delle grandi correnti riformatrici del cristianesimo del XVI secolo. Un pensiero che però, nell'immediatezza degli eventi, ha avuto un esito infausto schiacciato dal Luteranesimo e dal Calvinismo. Gli anabattisti sono stati perseguitati e uccisi, ma hanno trovato comunque la forza di resistere e di diffondere il loro messaggio nonviolento. (4 luglio 2020)

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Frederick F. Bruce

Testimonianze extrabibliche su Gesù - Da Giuseppe Flavio al Corano

Una bella carrellata di fonti che parlano di Gesù al di fuori dei testi biblici. Si parte dalle testimonianze degli scrittori pagani sino ad arrivare a quelle archeologiche. (23 giugno 2020)

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Isabel Allende

Eva Luna

La storia di una bambina che nasce per un caso fortuito e diventa donna in un vortice di incroci esistenziali, di esperienze e di passioni. La vita e l'immaginazione le insegneranno a inventare e a raccontare storie con le quali riesce ad affascinare chi incontra. (23 giugno 2020)

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Martin Buber

Il cammino dell'uomo

L'uomo deve tendere ad avere anima e corpo unificati. Pensieri, parole e azioni devono corrispondere. E' un percorso da intraprendere in maniera risoluta, senza sprecare le proprie energie per guardare indietro al proprio peccato ma utilizzando tutto il proprio essere per adempiere allo scopo per il quale Dio ci ha posto nel mondo. (9 maggio 2020)

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A cura di Graziano Zoni

Hélder Câmara - Un ricordo che apre al futuro

"Quando aiuto i poveri mi dicono che sono un santo, quando denuncio le cause della loro povertà dicono che sono un comunista". Un bel ritratto della personalità e dell'azione pastorale del "vescovino", come lui stesso amava definirsi, di Olinda e Recife in Brasile. (6 maggio 2020)

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Gandhi

Le mie parole ai cristiani

"Mostratemi il Dio che vive oggi"

La grande anima ha sviluppato diversi pensieri e parole sul cristianesimo e sui cristiani, non esentando questi ultimi dalla responsabilità di essersi allontanati dalla predicazione e dalla testimonianza di Gesù. Il suo "incontro" con il cristianesimo trova il suo apice nel cosiddetto "Sermone della montagna" (capitoli 5-7 del Vangelo di Matteo). (2 maggio 2020)

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Ludwig Monti

Le domande di Gesù

In un corso biblico presso la Comunità di Bose, Ludwig Monti ebbe a chiedere: secondo voi quante domande ha fatto Gesù? Io risposi: Gesù ha fatto le domande giuste. Questo libro contiene una rassegna delle domande di Gesù contenute nei Vangeli. Ogni domanda è accompagnata da una esegesi che ci aiuta a comprenderne il significato. (25 aprile 2020)

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