Il 28 ottobre 1922 un manipolo di fascisti armati (sottolineo armati) marciarono su Roma e il re fellone Vittorio Emanuele III consegnò il potere a Benito Mussolini. Fu l'inizio di un regime liberticida, corrotto e criminale che ci condusse alle leggi razziali, alla deportazione e all'assassinio nei campi di concentramento nazifascisti di milioni di esseri umani, alla seconda guerra mondiale, alla distruzione e alla riduzione in miseria dell'Italia. Altro che patrioti, i Patrioti sono stati quelli che hanno resistito, quelli che si sono opposti al costo delle loro stesse vite. I Patrioti sono quelli che ancora oggi resistono e si oppongono alla deriva fascista e razzista che sta attraversando il nostro Paese, quelli che resistono nella difesa della Costituzione e contro ogni mafia e violenza.

(Domenica, 10 settembre 2017)

Il mare non è nostro

IL NO AI MIGRANTI: UN GENOCIDIO

I migranti sono un popolo. Europa ed Italia non si accorgono che stanno compiendo un crimine, si chiama genocidio

Dopo il voto del 2 agosto del Parlamento italiano in favore dell’invio di navi da guerra nelle acque libiche per assistere la Guardia costiera della Libia a intercettare migranti e rifugiati e a riportarli a terra, la vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa Gauri Van Gulik ha rilasciato questa dichiarazione:

“Oggi le autorità italiane hanno dimostrato che considerano più importante tenere migranti e rifugiati alla larga dalle loro coste piuttosto che proteggere le loro vite e la loro incolumità. Facilitare l’intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del Paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest’orrore.

La denuncia di Amnesty International

“L’Italia, insieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, dovrebbe dedicarsi ad aumentare le operazioni di ricerca e soccorso. Invece, ha scelto di abdicare alle sue responsabilità e di mettere in pericolo le stesse persone che afferma di voler salvare, fornendo addirittura copertura e sostegno militare alla Guardia costiera libica, il cui operato violento e incosciente è stato più volte documentato, anche da Amnesty International.

“L’Italia, inoltre, col sostegno dell’Unione Europea, ha introdotto ostacoli alla capacità delle Organizzazioni Non Governative di salvare persone in mare, dimostrando come il suo approccio complessivo sia errato.

“Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia”.

Il giro di vite del governo

Nella stessa occasione il blog di Daniele Barbieri pubblicava il 4 agosto questo commento di Benigno Moi:

La Procura di Trapani ha aspettato solo un giorno. Il 31 luglio il ministero dell’Interno impone alle Organizzazioni Non Governative che operano nel salvataggio a mare nelle acque di fronte alla Libia di firmare il “Codice di condotta” che regolamenta, in 13 punti, le attività di salvataggio nel Mediterraneo.

La maggioranza delle ONG, fra cui Medici senza frontiere (Premio Nobel per la Pace 1999) dichiarano di non accettare molti dei punti contenuti nel codice e non firmano. Il ministero di Marco Minniti nel comunicato emesso alla fine dell’incontro con le ONG dichiara, fra l’altro: «l’aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse».

La “Iuventa” sequestrata

Il 2 agosto la Procura di Trapani mette sotto sequestro giudiziario l’imbarcazione “Iuventa”, dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet, impegnata da mesi nell’attività di soccorso davanti alle coste della Libia e fatta conoscere agli italiani da un servizio della trasmissione RAI 2 di Enrico Lucci e Valentina Petrini, «NEMO, nessuno escluso».

Tutto questo nonostante che i più alti gradi della Marina militare, della Guardia costiera e della Guardia di finanza escludano che siano mai emerse prove di rapporti tra ONG e trafficanti, sottolineando anzi la piena collaborazione in quel tratto di mare tra organismi di coordinamento, imbarcazioni statuali e navi delle associazioni umanitarie. Anche la magistratura siciliana, nel corso delle audizioni, ha riconosciuto la sostanziale correttezza delle ONG.

Quali sono allora le ragioni vere del “giro di vite” voluto dal governo italiano e dalla Comunità europea nei confronti delle ONG? Non si tratta solo di farsi dettare l’agenda dal populismo delle destre xenofobe, non si tratta solo del tentativo di forzare il coinvolgimento degli Stati di appartenenza delle stesse ONG, come sembrerebbe indicare uno dei 13 punti del Codice. Di fatto siamo di fronte a qualcosa di più profondo, che va ad incidere su alcuni dei princìpi che davamo per acquisiti e scontati, e su cui si pensava si dovesse riconoscere la nostra civiltà giuridica e morale.

Come è stato detto, “indurre a sospettare che il bene possibile, rappresentato da un’attività umanitaria, possa rivelarsi un male contagioso – i soccorritori alleati ai carnefici – contribuisce potentemente a ridurre in macerie princìpi fondamentali”. E si mette in discussione il valore della cosiddetta legge del mare, «quell’obbligo-diritto-dovere al soccorso e al salvataggio come valore irrinunciabile». Ma non solo: «È da un ventennio almeno che si assiste a forme di pressione sulle organizzazioni non governative da parte di diversi livelli istituzionali – europei, nazionali e internazionali – affinché il Diritto internazionale dei diritti umani venga ricondotto all’interno delle compatibilità politiche di Stati e governi».

È dalla “guerra umanitaria” del Kosovo, infatti, che comincia questa tendenza che ha come obiettivo quello di far perdere progressivamente alle ONG le loro caratteristiche di base quali l’indipendenza e la neutralità, valori fondativi in coerenza anche con le Convenzioni internazionali che regolano queste attività.

Ed è sconfortante l’unanimità, o quasi, con cui la stampa affronta la questione delle operazioni di salvataggio, agendo da megafono acritico dei peggiori luoghi comuni, delle accuse leghiste o di qualche giudice voglioso di protagonismo che poi ammette di non avere alcuna prova per le sue accuse. Non chiedendosi da dove stiano fuggendo le persone soccorse in mare e trovando la soluzione nel riconsegnarle a pseudo governi libici (quale Libia?) più o meno riconosciuti dai governi occidentali, scopertamente complici dei veri trafficanti.

Che se poi, a volerci ragionare un po’ con la mente serena, dovessimo fare una graduatoria degli “autori delle nefandezze” coinvolti nel fenomeno delle migrazioni, dovremmo mettere: le multinazionali che impoveriscono e avvelenano i Paesi di partenza dei profughi; la Banca Mondiale che strozza col debito i Paesi del “Terzo Mondo”; i produttori/venditori/utilizzatori delle armi che restano il motore della nostra economia; i dittatori grandi e piccoli che lasciamo a governare per conto dei nostri affari quei Paesi, dove esportiamo i nostri rifiuti; i bravi cittadini europei che vanno in Africa, Asia e Sudamerica in cerca di ragazzini/ragazzine… siamo proprio certi che fra tutti i soggetti coinvolti in questa inumana catena, collocheremmo proprio gli scafisti nel gradino più basso? Sono l’ultimo anello, arrivano quando l’unica operazione possibile è strapparli ai lager, danno quella speranza – o illusione di speranza – che invece dovrebbe essere assicurata con i canali ufficiali di accoglienza. Lo fanno per soldi, come lo facevano le mammane quando l’aborto era illegale. Figure che spariscono quando si elimina la domanda.

(Pubblicato su chiesadituttichiesadeipoveri)

(Lunedì, 7 agosto 2017)

Sono un europeista convinto e mi dispiace assistere agli egoismi "patriottici" di alcuni Paesi della UE. Penso soprattutto a quelli dell'ex blocco sovietico. Come la Polonia che nel 2014-2020 incasserà 110 miliardi di euro, però quando c'è da essere solidali si ritira nei propri "confini". Ma i "confini" sono solo "limiti" che prima o poi saranno abbattuti. La storia non ha mai avuto un percorso lineare, si fanno due passi in avanti poi se ne fa uno indietro, ma si prosegue. Ai "profeti di sventura", a quelli che hanno sempre nostalgia di una mitica "età dell'oro", vorrei semplicemente dire che tale età non è mai esistita. Prendiamo gli ultimi cento anni: due guerre mondiali, il nazi-fascismo, la guerra fredda con l'incubo nucleare, lo stragismo, il terrorismo e chi più ne ha più ne metta. Come canta Francesco De Gregori però "la Storia siamo noi" e dobbiamo sentirci partecipi di questa Storia, perché nessuno né è escluso. Mi ha colpito, qualche sera fa, ascoltare una mia amica che così si è espressa: "molte persone e tanti giovani hanno smesso di essere cittadini". Allora critichiamo, indigniamoci ma in modo partecipativo e generativo. Torniamo a essere cittadini non solo dell'Italia e dell'Europa, ma del Mondo intero e, soprattutto, restiamo Umani.

(Domenica, 8 luglio 2017)

Mettiamocelo bene in testa: le razze non esistono. Lo dicono anche gli studi di genetica, lo dice il nostro dna. Purtroppo, esistono i razzisti che sono spesso fascisti. Un misto di ignoranza, stupidità, paura, arroganza, desiderio di dominio sull'altro e sul più debole. A costoro vorrei, pure, ricordare che esiste ed esisterà sempre qualcuno più "bianco" e più a "nord" delle loro "belle" facce.

(Sabato, 17 giugno 2017)

La bellissima lettera sul 2 giugno della professoressa di diritto Claudia Torchia (I.I.S. Santoni di Pisa)

“Nonostante ormai da diversi anni si parli nelle scuole del tema di Cittadinanza e Costituzione, rimango sempre un po’ perplessa quando i miei studenti si illuminano al racconto della nascita della nostra carta costituzionale e comprendono che la data scelta per il festeggiamento coincide con la commemorazione di una lontana giornata di giugno di ben 71 anni fa, in cui gli italiani, tutti gli italiani, vennero chiamati a scegliere tra la monarchia e la repubblica.

Sembra strano, direi quasi impossibile, tuttavia i ragazzi conoscono molto poco la nostra storia più recente a cominciare proprio dalla scelta democratica del due giugno del 1946.
E allora si impone, oltre al racconto degli avvenimenti storici, una inevitabile riflessione sul significato della parola Repubblica e sui valori che la stessa racchiude; sulla meravigliosa sensazione di appartenenza ad uno stato per scelta libera e consapevole; sull’esercizio della sovranità che appartiene al popolo e ci rende cittadini e non sudditi, ma soprattutto sulla consapevolezza della res publica come bene comune, bene di tutti nessuno escluso; bene che tutti siamo chiamati a tutelare in un percorso non sempre facile, fatto anche di tanti sacrifici, ma affrontato con l’intima condivisione di valori fondamentali e democratici sui quali si fonda il concetto stesso di Repubblica e le sue norme affinché nessuno resti indietro e tutti, ma proprio tutti, possano vivere una vita libera e dignitosa , giusta e solidale.

Mi emoziono ogni volta nel raccontare tutto questo ai miei studenti. Mi emoziono quando parlo dei valori in cui si identifica la scelta degli italiani del 1946 ; Mi emoziono quando parlo dei principi fondamentali scolpiti in apertura della nostra Costituzione; e generalmente, a questo punto della lezione, c’è sempre qualcuno che mi guarda perplesso e mi domanda se veramente credo in quello che sto dicendo.
Che strano vedere volti giovani, giovanissimi, guardarti un po’ increduli e un po’ scettici e in attesa di una risposta che, trascorso un momento di stupore antico, ma sempre nuovo, a causa del loro smarrimento , non tarda ad arrivare.

Ma certo che ci credo. Certo che ci credo, ragazzi. Certo che continuo a crederci.

E non ci credo solo io. Prima di me ci hanno creduto coloro che hanno combattuto una guerra drammatica e cruenta per consegnarci un paese libero; ci hanno creduto tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per i valori della Democrazia e della Giustizia; ci credono tante persone che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro onesto a far crescere il nostro paese. E anche se ci sono state pagine buie nella nostra storia repubblicana, pagine in cui questi valori sono stati attaccati con violenza per minare le fondamenta della scelta di libertà dei nostri avi; anche se ci sono stati e ci sono tuttora piaghe aperte e sanguinanti come il terrorismo , la mafia, la corruzione; la Repubblica continua ad essere una scelta importante che ci rende protagonisti attivi della vita democratica e sociale. Tutto questo, però, postula la consapevolezza del nostro status di cittadini, dei nostri diritti e dei nostri doveri e dell’impegno quotidiano che ognuno di noi deve metterci nell’espletare il ruolo che occupa in società, lavorando con passione, tenacia, coerenza ed onestà.

Ritengo, tuttavia, che questa opera di diffusione della cultura della legalità, non disgiunta da un excursus storico sia sulle vicende che hanno condotto gli italiani il due giugno del 1946 a scegliere la Repubblica, sia sulle vicende turbolente che hanno tentato ripetutamente di minarne i valori condivisi costituisca un patrimonio culturale che non può essere trascurato, ma che deve essere proposto ai giovani fin dalla più tenera età. I giovani, infatti, dovrebbero prendere coscienza delle origini della nostra Repubblica e del sacrificio di tante persone in difesa dei valori democratici, per poterli spontaneamente sentire propri e, quindi, amarli, rispettarli, difenderli in maniera civile e pacifica ampliando i proprio orizzonti e aprendosi nel contempo, come la sfida del terzo millennio ci impone, a nuove forme di solidarietà e di accoglienza che solo grazie a un patrimonio culturale democratico abbraccino, trascendendo lo status di Cittadino, tutta l’Umanità.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 

(Giovedì, 1° giugno 2017)

 

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Per leggere

Adriano Prosperi

Lutero - Gli anni della fede e della libertà

Il racconto delle vicende di uomo che ha cambiato il corso della storia europea, non solo quella religiosa. (4 maggio 2018)

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Jean-Jacques Rousseau

Il Contratto Sociale

Dal contratto sociale al controllo sociale e al totalitarismo il passo può essere molto breve. (1 maggio 2018)

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Luigi Einaudi

Memorandum

Raccolta di appunti scritti tra la fine del 1942 e la primavera del 1943 da quello che sarebbe stato il primo Presidente della Repubblica Italiana. (26 febbraio 2018)

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Luciano Manicardi

L'umanità della fede

Bisogna "porre l'attenzione all'umano come radice della fede. C'è "bisogno di recuperare l'unità tra umano e spirituale, tra conoscenza di sè e conoscenza di Dio". (25 febbraio 2018)

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Haim Baharier

La valigia quasi vuota

Un racconto quasi autobiografico che si innesta sullo sfondo dell'apparizione, nella Parigi degli anni Cinquanta, di Monsieur Chouchani, un clochard erudito e sapiente. Una storia sul valore della "claudicanza", sulla "normalità" dell'imperfezione. (15 febbraio 2018)

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Alberto Maggi

L'ultima beatitudine

La morte come pienezza della vita

Un libro meraviglioso, che spiegando il senso della morte esalta la bellezza di una vita piena. (27 gennaio 2018)

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Cardinale Angelo Scola - Paolo Flores d'Arcais

Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede

Un confronto tra due modi di guardare la vita, ma anche la società e i diritti sociali, politici e civili. (13 gennaio 2018)

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Ernest Hemingway

Addio alle armi

La guerra porta con sé sempre dolore e morte, anche quando ci sembra di esserne lontani. (30 dicembre 2017)

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Ernest Hemingway

Fiesta

Un romanzo "senza frontiere", come le anime dei suoi protagonisti. (17 dicembre 2017)

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Luciano Mainardi

Coraggio, non temere

Un bellissimo trattato sul coraggio: "il coraggio si esprime come lotta contro la paura, come superamento della paura...". (4 dicembre 2017)

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Antonello Dose

La rivoluzione del coniglio - come il buddismo mi ha cambiato  la vita

La storia di una "rivoluzione" personale, di come un incontro (in questo caso con la fede buddista) possa cambiare il modo di guardare alla propria esistenza e a quella degli altri. (30 settembre 2017)

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Sharo Gambino

Fischia il sasso

Il fascismo a Serra San Bruno, raccontato attraverso gli occhi di un bambino. Una storia narrata con un grande senso dell'umorismo. La farsa, però, conteneva già in se la tragedia. (25 agosto 2017)

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Giacomo Panizza

Cattivi maestri

La sida educativa alla pedagogia mafiosa

Chi sono i cattivi maestri? Sono le persone che indicano una via alternativa alla prevaricazione e alla violenza mafiosa. Sono quelli che educano alla bellezza dello stare insieme per costruire, in modo nonviolento, qualcosa di buono per se e per gli altri. (19 agosto 2017)

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Leone Tolstoi

Il Regno di Dio è in voi

Un "trattato" alla scoperta delle radici della nonviolenza del Cristianesimo. E' questo il cuore della rivelazione divina: la non-resistenza al male con la violenza. (3 agosto 2017)

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Giuseppe Lavorato

Rosarno

Conflitti sociali e lotte politiche in un crocevia di popoli, sofferenze e speranze

La storia delle lotte contro i fascisti, la ndrangheta e i razzismi e a sostegno dei diritti dei più poveri. La narrazione della "rivolta" dei migranti di Rosarno del gennaio 2010. Un libro intriso di passione politica e civile. (2 agosto 2017)

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Adriano Prosperi

Il seme dell'intolleranza

Ebrei, eretici, selvaggi

Granada 1492

I razzismi non fuoriescono dal niente, ma hanno radici profonde. Ce lo spiega bene, in questo bel libro, Adriano Prosperi. (8 luglio 2017)

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Romeo Vernazza

Quelli erano giorni - Una storia vera

La storia di uno degli IMI, gli internati militari italiani. Circa seicentocinquantamila prigionieri militari italiani che, dopo l'8 settembre 1943, dissero No al fascismo e al nazismo e furono deportati nei campi tedeschi di "lavoro" forzato pagando il loro rifiuto con la fame, gli stenti, la morte. Erano persone semplici, contadini, operai che Mussolini aveva mandato, come carne da macello, a combattere in giro per l'Europa, tra l'altro male equipaggiate, a casa di altre persone che non avevano fatto niente contro di loro. Prigionieri che davanti agli "appelli" dei gerarchi fascisti e nazisti di arruolarsi per la repubblica di Saló, in cambio di un pasto caldo e della fine degli stenti, dissero orgogliosamente di No. Molti di quelli che riuscirono a tornare a casa piansero tutte le notti, fecero sogni terribili, "vissero" sempre da sopravvissuti. (12 giugno 2017)

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Erminio Amelio

L'incontro

L'incontro tra Giuseppe e Malik, annulla le distanze, demolisce i pregiudizi, è generativo di comprensione e compassione, svela l'umanità delle persone così come dovrebbe essere. (28 maggio 2017)

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Vito Mancuso

Il coraggio di essere liberi

 "Alla fine si tratta solo di introdurre armonia nell'immenso concerto nel mondo. E così generare bellezza, e ancor più essere bellezza, quella bellezza che è anche bontà". (7 maggio 2017)

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