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Pensieri in libertà
Una cerimonia a misura d'uomo PDF Stampa E-mail

Ieri abbiamo assistito ad una meravigliosa cerimonia d'apertura dei mondiali di calcio di Sud Africa 2010. Una cerimonia a misura d'uomo e controcorrente. Abituati ormai alle più recenti inaugurazioni di olimpiadi e mondiali super tecnologiche e piene di effetti speciali, forse siamo rimasti un po' stupiti di fronte alla semplicità di uno spettacolo che ha riportato al centro del palcoscenico le persone e i colori di un continente pieno di contraddizioni, ma magnifico. Si, gli effetti speciali della manifestazione di ieri sono stati esclusivamente gli uomini e le donne e i loro vivaci e fantastici colori. Uomini e donne dai corpi "normali" e di tutte le "taglie", non palestrati e super atletici, che hanno cantato e ballato con ritmo e gioia e anche con un pizzico di "disordine". E che bella poi la rappresentazione della voglia di riscatto di un intero continente, quando al centro del campo sono stati eretti contemporaneamente i colori della squadre africane che giocheranno al mondiale. Insomma, veramente una grande festa e chissà se tra un mese potremo assistere anche alla prima volta di una squadra africana campione del mondo.

(Sabato, 12 giugno 2010)


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Perchè l'euro va difeso PDF Stampa E-mail

In questi giorni di crisi dei mercati finanziari internazionali e dell'euro, non si sono fatte attendere le "riflessioni" di chi propugna un abbandono della moneta unica europea. Evidentemente costoro non sanno di cosa parlano e non riescono, come capita spesso oggi, a guardare aldilà della propria punta dei piedi. A parte le considerazioni sulla iattura che sarebbe da un punto di vista economico la fuoriuscita dall'euro, ci sono validissime ragioni di carattere sociale e politico che esigono di difendere la moneta europea e di continuare a scommettere su di essa.

Quando è stata introdotta nel 2002 appariva a tutti noi un sogno, una tappa fondamentale del percorso che ci allontanava definitivamente da secoli di guerre fratricide tra gli stati europei che avevano portato morte e distruzione, con il culmine orribile della seconda guerra mondiale. Finalmente milioni di persone potevano sentirsi unite anche dalla possibilità di utilizzare la stessa moneta per migliaia e migliaia di chilometri senza doversi preoccupare di cambiare i loro soldi ogni volta che attraversavano la frontiera. L'euro in tasca contiene perciò, oltre al suo valore economico, un grande simbolismo rappresentato dallo sforzo comune di battere i nazionalismi a favore di un idea comune di Europa e di pace.

Oggi tutto questo è di nuovo in discussione, nuovi nazionalismi trovano spazio sulla paura alimentata da forze politiche anche di governo e ciò rappresenta una buona occasione per dirottare l'opinione pubblica verso il passato.

Certo non si può nascondere che, sopratutto in Italia, l'avvento dell'Euro ha portato problemi di riduzione del potere d'acquisto delle famiglie, ma ciò si è verificato per la mancata vigilanza degli organismi di controllo che non hanno impedito a molti di arricchirsi indebitamente raddoppiando prezzi e tariffe. Senza l'euro la situazione sarebbe stata sicuramente peggiore di quella che è. Pensiamo poi ai benefici che le famiglie hanno ricavato, per esempio, sul fronte dei mutui dai bassi tassi di interesse che la moneta unica ha potuto garantire.

Chi vuole oggi l'abbandono dell'euro lo fa sicuramente in malafede e per perseguire altri obiettivi politici. Alcuni già si schierano per un settentrione legato all'economia del nord Europa e di un meridione a quella dei paesi mediterranei. Dietro queste posizioni si nasconde l'idea di rompere i vincoli di solidarietà del paese e di abbandonare il sud al suo destino. Essere agganciati all'euro significa essere ancora legati ad una possibile  prospettiva di sviluppo che certo deve essere alimentata da un cambiamento radicale del mondo di fare politica ed economia, ma che comunque non può e non deve essere spenta. L'euro è perciò una conquista da difendere con il cuore e la ragione.

(Sabato, 22 maggio 2010)


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Io sto con Emergency PDF Stampa E-mail

L'arresto, o meglio il sequestro, perchè di questo in effetti si è trattato, dei tre operatori di Emergency in Afghanistan, Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, dimostra ancora una volta come sia maledettamente difficile essere operatori di pace laddove ogni giorno la violenza della guerra impone il suo tragico tributo di sangue e di morte. Dove impera la legge della violenza "non puoi non schierarti" ed è proprio questo il grande "peccato" di  Emergency: non schierarsi. I suoi medici curano tutti quelli che ne hanno bisogno senza alcuna distinzione di etnia, di fazione, di religione. Ogni uomo che si presenta negli ospedali di Emergency è trattato con umanità e professionalità senza preclusioni e senza distinguere se è dei "nostri" o se è dei "loro". E' questo che da fastidio ai "signori della guerra", oltre al fatto che gli uomini di Emergency raccontano ogni giorno l'assoluta ingiustizia e follia della guerra,  perchè ne vivono il dramma nei corpi dilaniati, nelle vite spezzate, nelle famiglie distrutte. Gino Strada ha sempre denunciato tutto ciò e la sua non è una denuncia sterile. Insieme ai suoi collaboratori, si piega sui feriti, sui mutilati e risponde alla violenza delle armi con una forma altissima di compassione e di non violenza attiva. Gli ospedali di Emergency hanno standard qualitativi anche superori a quelli di molti ospedali italiani e dell'occidente "sviluppato" e lavorano, in maniera indipendente, in regioni del mondo poverissime dove rappresentano l'unica forma di assistenza medica. E' il ribaltamento della "logica" della sopraffazione e dello sfruttamento. Forse è proprio questo essere per l'uomo a latitudini dove la vita umana è ritenuta un niente a non piacere a qualche potente avezzo ormai a considerare le vittime come banali effetti collaterali.

(Sabato, 24 aprile 2010)


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Pensierino...sulle elezioni regionali PDF Stampa E-mail

I calabresi, il 28 e il 29 marzo, hanno scelto il nuovo presidente della giunta regionale e lo hanno fatto assicurando un ampissimo consenso a Giuseppe Scopelliti. L’espressione del voto non ammette repliche, lo scarto tra i due maggiori contendenti ci dice che la proposta politica di Scopelliti ha ricevuto il gradimento degli elettori che, nello stesso tempo, hanno manifestato un netto rifiuto per Loiero. Ora c’è da augurarsi che il nuovo governatore utilizzi il mandato ricevuto dai cittadini per amministrare bene e nell’interesse di tutti i calabresi. Nel centro sinistra ed in particolare nel partito democratico deve, invece, aprirsi un fase di serie autocritica. Sull’analisi del voto c’è poco da sottilizzare, i risultati delle urne dicono una sola cosa: è necessario assolutamente cambiare. La classe dirigente ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Ha presentato agli elettori una coalizione che aveva pochissimo da dire, sfibrata da mesi di guerre intestine dedicati all’esclusiva occupazione di spazi di potere, per arrivare, dopo uno stucchevole balletto sulle primarie, a presentare un candidato alla presidenza già sconfitto in partenza. Di fronte a questo grave fallimento c’è solo una cosa da fare: le immediate dimissioni dei vertici provinciali e regionali del partito. Sarebbe, questo si, un gesto di grande responsabilità e l’ultima occasione per dimostrare che hanno un po’ di rispetto per militanti e iscritti. E’ necessario ritornare a fare politica, quella vera a fianco delle persone. E’ necessario svecchiare e presentarsi alle persone con la freschezza di chi ha da proporre facce nuove e cose nuove, ritrovare un'identità capace di sintonizzarsi con i reali bisogni della società e dare risposte adeguate. E’ necessario riappropriarsi dell’iniziativa politica e abbandonare liturgie che sanno ormai di “muffa”.

Un’altra considerazione resta da fare, questa di carattere generale. Nell’elenco ufficioso degli eletti al Consiglio Regionale non c’è alcuna donna, alla faccia delle pari opportunità. La politica calabrese resta, ahimè, assolutamente maschilista.

(Giovedì, 1° aprile 2010)


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Il 28 e 29 marzo si rinnovano i Consigli Regionali PDF Stampa E-mail

Tra due settimane andremo a votare per il rinnovo dei Consigli Regionali. Purtroppo, la campagna elettorale è stata pesantemente condizionata dal pasticcio delle liste elettorali della Lombardia e del Lazio. Ciò ha impedito sino a ora di porre al centro dell'attenzione i veri problemi che interessano ai cittadini: la sanità, l'ambiente, la formazione professionale, l'utilizzo dei fondi comunitari. Le regioni hanno ormai importanti competenze e poteri ed è sul modo con il quale le diverse coalizioni intendono, se vincenti, esercitare queste competenze e questi poteri che gli elettori devono focalizzarsi se vogliono esercitare il loro diritto-dovere di voto in modo responsabile.

Il sistema elettorale per le regionali non prevede il famigerato "porcellum" con le liste bloccate, ma è possibile esprimere il voto di preferenza. Allora è fondamentale scegliere i candidati che si presentino ineccepibili sotto il profilo morale e etico e che siano ritenuti più in grado di condurre, in seno ai Consigli Regionali, le fondamentali battaglie per lo sviluppo dei territori e dei servizi a favore dei cittadini, evitando di farsi attrarre da fantasmagorici slogan, ma badando alla competenza e all'impegno di chi si propone e alla sostanza delle proposte.

(Domenica, 14 marzo 2010)


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Il pensiero della domenica

Così dice il Signore:"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto". (dal libro dell'Esodo 22,20)