Gerusalemme
Gerusalemme è una capitale universale, non può essere di qualcuno, perché è di tutti. Un Luogo dove coltivare la Pace che viene, purtroppo, strumentalizzato per preparare altre guerre.
(Giovedì, 7 dicembre 2017)
Gerusalemme è una capitale universale, non può essere di qualcuno, perché è di tutti. Un Luogo dove coltivare la Pace che viene, purtroppo, strumentalizzato per preparare altre guerre.
(Giovedì, 7 dicembre 2017)
Le armi producono guerre e violenze, le guerre e le violenze generano distruzione e morte, le distruzioni e le morti partoriscono disperazione, profughi, rifugiati, quindi ancora altre violenze. Come italiani alimentiamo questo "bel" circolo vizioso vendendo una montagna di armi che spesso finisce in mano a regimi autoritari e repressivi, soprattutto mediorientali, accusati di crimini di guerra e contro l'umanità. Nel solo 2016 la nostra industria bellica ha realizzato 14,6 miliardi di ricavi, con un incremento del 85% su base annua. (Fonte: Osservatorio permanente sulle armi leggere)
(Giovedì, 7 dicembre 2017)
Oltre 650.000 morti solo tra i militari italiani. Complessivamente la prima Guerra Mondiale - terminata il 4 novembre 1918 - ha causato circa 26 milioni di morti tra militari e civili. Non c’è nulla da festeggiare, se non la fine di “un’inutile strage” (Papa Benedetto XV, agosto 1917).
C’è un sito che merita di essere consultato, che aiuta a capire cosa è stata davvero la prima guerra mondiale: http://www.inutilestrage.it
Non possiamo nascondere la preoccupazione di fronte alla crescente retorica militare e all'esaltazione della guerra come fenomeno normale o necessario. Non possiamo nascondere l'ipocrisia di coloro che parlano di pace ma stanno preparando conflitti armati anche con l'uso di armi nucleari (l'Italia non può rifiutare la sua firma al Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari!).
Non possiamo accettare che mentre si fa memoria della fine di un tragedia enorme, molte altre guerre siano combattute anche con il contributo delle armi vendute dall’Italia. Proprio nei giorni scorsi, anche alla Settimana Sociale di Cagliari, avevamo denunciato insieme ad altri le bombe prodotte in Sardegna dalla RWM che poi l’Italia vende tranquillamente all’Arabia Saudita impegnata da anni a bombardare lo Yemen, cosa che continua anche in questi giorni, durante la visita a Riyad del Primo Ministro Gentiloni.
Non possiamo accettare che molte guerre siano dimenticate dal grande circuito dell’informazione, ad es. nella Repubblica Democratica del Congo e in molti Paesi dell’Africa dove le armi made in Italy arrivano in modo copioso.
Non possiamo accettare che le spese militari italiane per il prossimo 2018 siano addirittura previste in aumento: circa 25 miliardi di Euro!
Ancora una volta è Papa Francesco a ricordarci: “Questa è la guerra: la distruzione di noi stessi...Quando tante volte nella storia gli uomini pensano di fare una guerra, sono convinti di portare un mondo nuovo, sono convinti di fare una “primavera”. E finisce in un inverno, brutto, crudele, con il regno del terrore e la morte (papa Francesco, Cimitero Americano di Nettuno, 2 novembre 2017)
Il 4 novembre sia un giorno di preghiera, di lutto e di impegno per uscire dal sistema di guerra, per costruire la pace.
“Oggi preghiamo per tutti i defunti, tutti, - ha concluso papa Francesco il 2 novembre scorso - ma in modo speciale per questi giovani, in un momento in cui tanti muoiono nelle battaglie di ogni giorno di questa guerra a pezzetti. Preghiamo anche per i morti di oggi, i morti di guerra, anche bambini, innocenti. Questo è il frutto della guerra: la morte. E che il Signore ci dia la grazia di piangere”.
Firenze, 3 novembre 2017 Pax Christi Italia
“Ci è pure doloroso costatare come nelle comunità politiche economicamente più sviluppate si siano creati e si continuano a creare armamenti giganteschi; come a tale scopo venga assorbita una percentuale altissima di energie spirituali e di risorse economiche; gli stessi cittadini di quelle comunità politiche siano sottoposti a sacrifici non lievi; mentre altre comunità politiche vengono, di conseguenza, private di collaborazioni indispensabili al loro sviluppo economico e al loro progresso sociale.” (dalla “Pacem in Terris" di papa Giovanni XXIII).
E’ avvilente apprendere come questo stesso papa il prossimo 12 settembre, su spinta dell’ordinariato militare d’Italia (cioè dell’organizzazione dei cappellani militari che sono ad ogni effetto preti-militari stipendiati da tutti gli italiani) sarà proclamato patrono dell’esercito italiano con questo “titolo”: “San Giovanni XXIII, papa, patrono presso Dio dell’Esercito Italiano. Con tutti i diritti e i privilegi liturgici che conseguono secondo le rubriche…”.
Nonostante gli “sforzi” di papa Francesco di farci intravedere, sia da un punto di vista teologico che esistenziale, un Dio "nuovo", c’è ancora, ed è molto forte, la “fronda” di una chiesa istituzionale legata ad un dio del potere e guerriero, un dio dominatore, un dio di parte che benedice uomini armati che, prima o poi, useranno quelle armi contro altri esseri umani che a loro volta saranno stati benedetti dai loro “sacerdoti” per fare la stessa cosa. Siamo di fronte ad una vera e propria schizofrenia e sclerocardia ecclesiale che ci allontana sempre più dallo spirito e dalla vera immagine di Dio.
(Domenica, 10 settembre 2017)