Grazie Italia! PDF Stampa E-mail
Ha senso oggi festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia? Può apparire una domanda retorica, ma non lo è affatto. La risposta è: certo che ha senso, oggi più che mai e dobbiamo ringraziare il presidente Giorgio Napolitano che, di fronte ad un governo tiepido e addirittura ostile nella sua componente leghista, ha voluto fortemente che la celebrazione fosse solenne e importante.

Siamo un paese giovane, nato e cresciuto a prezzo del sacrificio di milioni di italiani che hanno versato il loro sangue per un’ideale e per amore, a partire dal Risorgimento, per andare alla prima e seconda guerra mondiale, agli anni bui del terrorismo e della lotta alle varie mafie. Alcuni di loro, come novelli Mosè, non hanno neanche per un attimo potuto assaporare la gioia e il frutto del loro impegno, lo hanno solo sognato, forse intravisto da lontano. Oggi noi siamo quello che siamo, e cioè un grande paese, grazie a loro. 

Vorrei solo far riflettere, sopratutto coloro che in questi mesi, anche nel nostro Sud, hanno alzato polemiche e polveroni, su cosa eravamo prima dell’Unità: un mosaico di staterelli insignificanti alla mercè del primo conquistatore. Se abbiamo nostalgia di quel passato, forse in noi c’è qualcosa che non va.

Certo, c’è ancora tanto lavoro da fare, ma c’è bisogno di più unità, non di meno. Di fronte ai problemi globali che affliggono il pianeta, essere un paese unito e forte è un valore aggiunto che ci può solo aiutare a vincere le sfide che abbiamo davanti.

Come dice Giorgio Ruffolo, due sono i pericoli che ci minacciano: l’attacco criminale al sud e la politica secessionista della Lega. Sono pericoli che possono ledere seriamente la nostra integrità nazionale e ai quali bisogna assolutamente opporsi. Non vorrei essere greve, come sono le espressioni di molti esponenti del "carroccio", ma se i leghisti non riconoscono l’Italia, se al momento dell’inno nazionale se ne vanno al bar, allora, per coerenza, dovrebbero rifiutare anche le indennità e i posti di potere che la Repubblica riconosce loro.

(Giovedì, 17 marzo 2011 – 150° anniversario dell’Unità d’Italia)

 
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