Il Papa nuovo si è dato un nome ma non un programma e vive alla giornata ma lo fa con tale spontanea semplicità che pare Papa da sempre. Per ora è la novità della figura papale che propone a simulare un progetto se non un programma. (...). A volte si tratta di scelte di parole, a volte di gesti, o simboli. Mai — fino a oggi — ha compiuto, o anche solo indicato, scelte di governo. Tra le parole, oltre al nome Francesco, possiamo mettere «poveri», «misericordia», «bontà», «tenerezza». Le prende dal Vangelo, le isola, ne fa un frammento del programma, come ha fatto con il nome. Tra i gesti: i saluti alla porta della chiesa, l'uscita in strada, la rinuncia ad alcuni ornamenti cerimoniali, la benedizione silenziosa ai non credenti, l'annuncio — dato ieri — della Lavanda dei piedi ai carcerati. Ma non ha detto una parola né compiuto un gesto in direzione del governo della Chiesa, non ha mai nominato la Curia: questa reticenza appare strategica, forse egli vuole uno spostamento forte del ministero petrino dal governo alla predicazione. Per ora la novità supplisce al programma". (Luigi Accattoli, “Corriere della Sera” , 23 marzo 2013)

Fin qui Accattoli. Mi sembra molto bello che il programma sia la persona stessa, che indica con una serie di segni la direzione in cui sta muovendo. E certo i segni sono tanti, ed è bello saperli interpretare e prenderli come una direzione di marcia non solo per i vertici ma anche per tutta la Chiesa. Tra questi segni però, prima o poi, ce ne saranno alcuni più decisivi, che riguardano la struttura di cui egli è il vertice. Non saranno forse i più importanti, ma un buon governo li esige. Speriamo che siano in sintonia con i segni che li hanno preceduti. Ma intanto cogliamo i fiori che sta seminando nel cammino della Chiesa.

(don Gaetano Rocca)
(Lunedì, 25 marzo 2013)
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Giuda è stato il davvero il traditore di Gesù o il suo più fedele seguace? Sul filo di questa domanda si dipana il racconto che gira intorno ad un periodo della vita del giovane Shemuel Asch che tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960, dopo aver rinunciato agli studi all'Università di Gerusalemme, va a vivere per tutto l'inverno da Gershom Wald, un settantenne cui presta assistenza, e Atalia Abrabanel, la nuora di Gershom della quale Shemuel si invaghisce. In sottofondo, fanno da eco gli eventi drammatici della nascita dello Stato d'Israele. (31 marzo 2022)

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Paolo non è stato un apostata dell'ebraismo. La sua non è stata la "conversione" sulla via di Damasco. A partire dalla propria esperienza di rivelazione di Gesù, ha aderito a quella che era la posizione apocalittica del giudaismo, una delle tante "versioni" dell'ebraismo del Secondo Tempio. Paolo poi non ha mai detto di volere abrogare la Torah. Aldilà delle letture fatte nei secoli, Paolo non fu neanche intollerante perché il cuore del suo messaggio non designava Gesù Cristo come unica fonte di salvezza, non c'erano precorsi separati per ebrei e gentili, ma gli ebrei hanno la Torah, i gentili la loro coscienza e le pecore perdute (sia ebrei che gentili) hanno Cristo per la giustificazione (non la salvezza) dei loro peccati. (5 febbraio 2022)

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