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Un grazie a Giorgio Napolitano

         Pubblichiamo la bella lettera che Teresa Pirritano, giovane avvocato di Soverato, ha inviato al nostro Presidente, Giorgio Napolitano, per esprimergli solidarietà e vicinanza dopo il rifiuto di firmare il decreto legge proposto dal governo in merito alla dolorosissima vicenda di Eluana Englaro.

"Carissimo Presidente,

mi rivolgo a Lei con confidenza ed affetto, per ringraziarLa.

Recentemente mi sono ritrovata ad importunarLa spesso, per varie questioni: segno certamente della mia fiducia nel Suo ruolo come nella Sua persona, ma anche -temo- segno di tempi che interpellano con notevole preoccupazione la mia vita di cittadina.

Il caso Englaro e i suoi ultimi sviluppi mi portano a volerLe partecipare la mia "vicinanza civile" (se posso definirla così) per le sofferte decisioni che Lei ha assunto. Decisioni che -mi creda- sono oggi per me di grande conforto a fronte dell'inqualificabile scempio che si sta pubblicamente consumando sulla drammatica vicenda di Eluana.

Sono una cattolica attivamente impegnata, ma non condivido affatto la delusione dei miei fratelli nella fede per la scelta da Lei compiuta. Tutt'altro: personalmente conto molto sulla Sua sensibilità umana ed istituzionale affinché ci salvi -come anche oggi ha fatto- da questa politica prevaricatrice.

Le affido la mia indignazione per come le sofferenze di questa giovane donna e della sua famiglia sono state e continuano ad essere strumentalizzate. Le affido il mio sgomento di fronte all'inciviltà istituzionale che si è consumata e si sta consumando, nel clamoroso disprezzo di ogni più elementare regola di prudenza e delicatezza che questioni così complesse richiederebbero. Le affido anche la mia personale sensibilità di credente, che ritiene imprescindibile il rispetto della volontà della persona malata, qualunque sia il giudizio morale che se ne voglia dedurre (ammesso che sia sempre davvero possibile dedurne qualcuno).

Come cattolica, oltre che come cittadina, mi riconosco nella Costituzione e nei suoi principi: Le affido ancora questa sensibilità, nella speranza che qualunque legge sul testamento biologico possa vedere la luce attraverso percorsi condivisi e rispettosi di regole formalmente e sostanzialmente democratiche.

Infine, Le affido la civiltà esemplare del Sig. Beppino Englaro: qualunque sia la cosa giusta da fare, lo difenda dall'ignobile aggressione di cui viene fatto oggetto in nome di un amore per la vita che mai potrà raggiungere la profondità umana del rapporto tra questo padre e sua figlia.

Ancora ringraziandoLa, Le rinnovo la mia stima ed il mio affetto."

                                                                                                                                                                                                  Teresa Pirritano

(Domenica, 8 febbraio 2009)                                                                  


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Il valore ambiguo dell'esperienza

E’ da qualche giorno che cerco di riflettere sul significato del termine “esperienza”. Sfogliando il dizionario Devoto-Oli, leggo: “conoscenza acquisita mediante il contatto con un determinato settore della realtà”, “conoscenza pratica del mondo e della vita”. Quindi, mi dico che sul piano delle definizioni il termine “esperienza” ha sicuramente un’accezione positiva perché in sostanza descrive la capacità di una persona di riconoscere, aiutato da ciò che ha già vissuto, le situazioni e di farvi fronte in maniera adeguata.

Spesso però il riferimento all’esperienza, soprattutto in politica, è fatto per impedire cambiamento e  rinnovamento. Così il richiamo agli “esperti” serve per allontanare, magari dalle posizioni decisionali e di responsabilità, persone che “esperte” non sono, pur essendo dotate di passione e competenza. E’ qui che la parola “esperienza” inizia ad assumere i connotati negativi che risiedono nella voglia di mantenere lo status quo e di bloccare qualsiasi tentativo di guardare al futuro con occhi nuovi e liberi dalle sedimentazioni del passato. Insomma, in questo caso, chi si richiama all’esperienza lo fa per garantire se stesso e per essere sicuro che l’acqua in cui naviga placidamente non sia agitata dal soffio della novità. La persona “esperta”, quasi sempre, farà in modo che la “ricchezza” delle sue conoscenze tenga a galla la barca, ponendo particolare attenzione agli equilibri e agli interessi consolidati. Li chiamano anche traghettatori… di che cosa il più delle volte non si capisce. Si sforzano di farci comprendere di essere in una fase di transizione, alla fine della quale sboccerà il futuro. Ma è una fase che pare eterna e il futuro è sempre rimandato. Anzi, è proprio del futuro che si ha paura, perché non si hanno più i mezzi per “governarlo”, ma si tenta invece di addomesticarlo alle proprie volontà, in pratica impedendo, o almeno credendo di farlo, che possa avere davvero inizio.

Il frutto “prezioso” di tutto ciò è una società bloccata…e… a voglia di lucidarsi gli occhi per la storia di Barack Obama “l’inesperto” e... pensare di dire, anche qui alle nostre latitudini: “Yes, we can – Si, noi possiamo”. C’è da morire dall’invidia!!!

(Sabato, 24 gennaio 2009)


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I bambini del Cairo

Padre Luciano Verdoscia è un missionario comboniano che lavora tra i bambini di una baraccopoli del Cairo dove grandi e piccoli, in particolar modo donne e bimbi, per sopravvivere sono costretti a raccogliere e selezionare la spazzatura. Nel degrado generale, l'opera di padre Luciano è tesa a ridare speranza ai bambini poveri del quartiere, senza distinzione di religione, cultura e appartenenza etnica, sostenendo la loro formazione scolastica e la loro salute mediante un aiuto pedagogico, l'assistenza sanitaria di base e la garanzia di un alimentazione adeguata.

Abbiamo ricevuto da padre Luciano una riflessione-testimonianza sul Natale nel quartiere di Eizbet el Nakhl, che pubblichiamo di seguito.

(Giovedì, 8 gennaio 2009)

Cairo, Natale 2008

 Carissimi,

Oggi la puzza ad Eizbet el Nakhl è particolarmente forte, acida, penetrante sino alla nausea. Anche le nostre operatrici che pure vengono dallo stesso quartiere, mostrano segni d’insofferenza. Non sono solo gli odori che si sviluppano dalla decomposizione dei rifiuti organici a rendere il fetore insopportabile ma anche le fogne, che ormai da varie settimane inondano la strada che conduce al nostro Centro dei ragazzi. Anche all’interno della palazzina le acque fognarie traboccano dal pozzetto situato sotto la stretta rampa di scala che va ai piani ed alle classi. Abbiamo più volte chiamato degli idraulici, che qui, in questo quartiere, si immergono senza problemi a piedi nudi nel putridume degli scarichi cercando con le mani e attrezzi da sturo di tirar fuori ciò che potrebbe ostruire il tubo, ma il problema è l’insufficiente capacità della rete di gestire il deflusso delle acque sporche, piene di tutto.

Una maestra mi suggerisce di sospendere il programma per qualche giorno perchè è diventato difficile accedere al Centro. Bisogna camminare su pietre appositamente messe, cercando di non scivolare nella melma. Dopo essermi consultato con alcuni responsabili abbiamo pensato di continuare. E’ un po’ più difficile del solito ma qui un problema in più o uno in meno non fanno poi tanta differenza. Il disastro ambientale è tale che occorreranno lunghi anni prima di poter vedere delle incisive modifiche.

All’interno della modesta struttura cerchiamo comunque di far sì che le piccole aule in cui si raccolgono i nostri ragazzi siano tenute pulite. Continuiamo a spiegare la necessità dell’igiene e dell’ordine come sistema di vita, e speriamo vivamente che nel tempo incideremo un pochino nel rendere i nostri bambini, gli adulti di domani, capaci di potere meglio gestire gli spazi di vita.

Qui, ai confini del mondo, non sono tante le persone che vengono a trovarci. Non è facile arrivare in questo angolo della Terra e tanto meno pensare di poter svolgere un po’ di volontariato, ma, nonostante tutto, sono sempre sorpreso da coloro che hanno il coraggio e la costanza di dedicare qualche ora la settimana ai bambini del nostro povero mondo.

Di tribolazioni e difficoltà, per essere franchi, ne abbiamo attraversate tante, ma non saremmo grati a Dio se non vi comunicassimo che quest’esperienza ci riempie di gioia.  É gioia vera quella che riesce a trasformare tutto: la puzza in profumo di cielo e, un mondo da cui i più vorrebbero scappare in luogo desiderato per incontrare uomini, donne e bambini, necessitosi ma amati da Dio di un amore eterno.

Nel pensare al natale mi sono chiesto cosa significa per me attendere il Signore, o mettersi in cammino guidato dalle stelle come i magi, o ricevere l’annuncio degli angeli come i pastori. Ricordo con rinnovato stupore le scene del presepe, che da bambino con mio padre ed i miei fratelli, d’anno in anno si componeva: ‘…ecco qui i pastori con le pecore; i magi qui, invece, in marcia, lontani dalla grotta, in fondo sulle montagne, per giungere da Gesù il 6 Gennaio.

La realtà mi sollecita a guardare davanti sul nostro affollato e disastrato quartiere. D’improvviso, mi viene a mente che Gesù oggi, come ieri, nasce per noi, qui, in una stalla. Sapete.... che il nome dato al quartiere dei raccoglitori di immondizie è ‘Zaraib’ che significa ‘stalle’? Beh è proprio così a motivo degli asini, delle capre e dei maiali che nella zona in cui operiamo vengono allevati e che, insieme a cani, gatti e miriadi di topi, strapopolano questo quartiere. Forse, se il Signore avesse concretamente scelto di nascere in quest’epoca, e...al Cairo, forse..., dato lo stile che caratterizza gli interventi di Dio, non avrebbe disdegnato questo posto. Chissà come sarebbe questa baraccopoli, stracolma di rifiuti, la notte di natale se gli angeli la adornassero di luccichii dorati ed argentati e se cantassero le melodie del cielo:

“...Adeste fideles....

...Tu scendi dalle stelle…

...Gloria a Dio nell’alto dei cieli....”

Carissimi, Dio ha veramente posto la sua dimora tra i derelitti della terra!                                                          

Buon Natale!

p. Luciano, i suoi collaboratori e

tutti i bambini

 


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L'Officina si rinnova

L'associazione L'Officina si rinnova. Innanzitutto nel nome, che diventa “L'Officina: idee per la cultura”.

La scelta di aggiungere, alla denominazione originaria, la specificazione “idee per la cultura” vuole manifestare il desiderio del sodalizio di ricercare e promuovere idee che siano in grado di sviluppare autentica cultura per il territorio.

Cambia anche il logo. Come vedete è una “C” racchiusa in una “O”. La "O" è stata lasciata aperta proprio per  significare l'esistenza di spazi liberi per le idee di chiunque volesse contribuire alla missione dell'associazione. In questo senso, invitiamo tutti coloro che volessero proporci o segnalarci idee, manifestazioni, anche semplicemente occasioni di incontro, a scrivere all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 (Sabato, 20 dicembre 2008)


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Preghiamo per Emanuela

La vicenda di Emanuela Englaro, la ragazza che dal 1992 vive in uno stato di incoscienza, ha destato un acceso dibattito, soprattutto dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione che in pratica ha dato il via libera all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale. E’ un confronto acceso, quasi di natura ideologica, tra chi considera lo stop alle macchine alle quali è attaccata Emanuela un omicidio e chi è convinto che invece si tratta di un gesto di alta dignità e civiltà. Volano anche accuse e affermazioni pesanti, assolutamente fuori luogo, verso il papà di Emanuela che, suo malgrado, è esposto a un circo mediatico che inesorabilmente tutto trasforma e deforma.

               Ma  oltre alle due posizioni se ne può rivendicare una terza, quella di non esprimere giudizi, di vivere la storia solo con un profondo senso di pietà, di permettere l’oblio affidandosi esclusivamente alla preghiera.

(Sabato, 22 novembre 2008)     


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Don Dino: pastore tra la gente di Chiaravalle Centrale

Sono trascorsi ormai più di tre anni da quella domenica di settembre, quando don Dino, nel corso della Messa delle 10.30, ha salutato la comunità chiaravallese, prima di assumere l’importante e impegnativo incarico di Rettore del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” di Catanzaro. I quindici anni che don Dino ha trascorso tra la gente di Chiaravalle sono stati, sotto ogni aspetto, un grande dono del Signore. Dal punto di vista religioso, ci ha insegnato a vivere la fede in maniera autentica, nella libertà propria dei figli di Dio, senza fardelli o orpelli e tanto meno eccessi devozionistici, radicata esclusivamente sul messaggio di salvezza del Vangelo. Straordinari i frutti vocazionali che sono stati raccolti prima con il sacerdozio di don Ivan e che tra non molto matureranno con quello di Alessandro. Dal lato sociale, sono stati quindici anni fecondi di iniziative di solidarietà vera, realizzate rimanendo sempre vicino a tutti e sensibile alle esigenze di ogni parrocchiano, come il buon pastore che ha cura delle sue pecorelle. Non è possibile poi enumerare le associazioni che, in quel clima di partecipazione e di confronto, sono nate, cresciute e che con la loro attività, sempre stimolata e promossa da don Dino, hanno contribuito a vivacizzare e migliorare l’intero contesto sociale. Ma, don Dino ha pensato anche ai luoghi di culto, ridando dignità alle nostre chiese, perché su quelle pietre materiali potessero anche crescere le pietre più importanti dello spirito.

Ecco perché a oltre 3 anni da quell'11 settembre 2005 diciamo ancora grazie a don Dino per essersi speso completamente per la nostra comunità. Ecco perché oggi pubblichiamo il testo dell’omelia che pronunciò quella mattina in Chiesa Matrice, come un testamento, un lascito prezioso per tutti noi.

Caro don Dino ti sei allontanato da noi, solo fisicamente, di pochi chilometri, ma non sarai mai lontano dai nostri cuori.

                                                                                       Gianfranco Mammone

(Giovedì, 23 ottobre 2008)

IO CHE HO AMATO SOLO TE, SIGNORE

(l'omelia e il saluto di Don Dino dell'11 settembre 2005)

(Il testo in formato .doc è scaricabile anche da qui )

   Carissimi,

capite bene come non sia facile, in questi momenti, prendere la parola… ma come tacere, anche se bloccato dall’emozione, di fronte alle meraviglie dell’amore di Dio?

   Amore grande e misericordioso, che ci invita ad essere uomini e donne di perdono… perché il vangelo di oggi ci mostra come già grande e sconfinato è il suo perdono per noi, debitori di “diecimila talenti”! Un immenso, favoloso “tesoro”,  se pensiamo che un solo “talento” al tempo di Gesù era qualcosa come 35 kg di oro!!

Come ricambiare questo tenace amore che il Padre ha nei nostri confronti?…

    Qui sta il segreto della nostra gioia o della nostra terribile tristezza e solitudine “quante volte dovrò perdonare…fino a sette volte?”

Nella risposta di Gesù : “…fino a settanta volte sette”, cioè sempre, è racchiusa la risposta alla nostra sete di felicità!

Per capire meglio questo momento di storia della mia vita personale e della comunità di Chiaravalle, voglio confidarvi alcuni “pezzetti” del mio passato:

1. Ad un certo punto della mia esperienza giovanile ho incontrato gli scout; un loro motto dice “lasciare il mondo un tantino migliore di come lo trovi”. Inoltre condividendo insieme agli altri le faticose camminate in montagna, con zaino in spalla e sacco a pelo per dormire in tenda, con lo stretto necessario per evitare inutili pesi, mi sono formato al gusto per l’essenziale. Alla fine dei campeggi, al fuoco di fraternità dell’ultima sera, non mancava mai la canzone “ è l’ora dell’addio, fratelli, è l’ora di partir… il canto si fa triste è ver: partir è un po’ morir”… ma poi, nelle lacrime, si continuava a cantare  la speranza  “Ma noi ci rivedremo ancor, ci rivedremo un dì…arrivederci si…iddio che tutto vede e sa ci voglia benedir,… ci voglia un dì riunir”

2. Un altro tassello della mia formazione è stato l’incontro, nella parrocchia francescana di Madonna di Pompei, con il messaggio di san Francesco D’Assisi, con la sua “madonna povertà” per amare più profondamente e in libertà, con il suo incantarsi davanti alla natura “fratello Sole, sorella luna…Laudato sie mi Signore… per le stelle e le Orchidee…” , imparando dal poverello frate minore, che si piange solo perché  “l’Amore non è amato” e anche quando gli altri non ti capiscono e ti sottovalutano: “scrivi Frate Leone, ivi è la perfetta letizia”… e soprattutto mi ha insegnato che il vangelo si vive per intero, senza aggiustamenti di comodo!

3. Poi… sempre nell’arco di quegli anni giovanili, è arrivato il momento di affidarsi ad un maestro spirituale… è lì sono bastate poche frasi per cambiare i miei sogni: “ se questi e queste, perché non io?”…”avere a cuore l’Eterno!”…e ho accolto con trepidazione la vocazione sacerdotale  dicendo 26 anni fa: “Eccomi”!

 

   Dice ad un certo punto una celebre canzone d’amore napoletana: “quando si dice SI, tienilo a mente!”. Quindici anni fa, quando il Vescovo mi mandò a Chiaravalle come parroco, scrisse queste consegne nella bolla di nomina: “Esperto come sei in umanità e in carità, quale direttore diocesano della Caritas, riproponi, per una evangelizzazione, la novità del progetto di Cristo per l’uomo, preoccupati come siamo, della perdita o della attenuazione della memoria evangelica, anche tra la nostra gente. So che a Chiaravalle e in tanti paesi dell’Arcidiocesi si conservano tuttora, molto vive, tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana che rischiano di essere fiaccati dal consumismo, dall’indifferentismo e dal fiorire delle sette. A te, nuovo parroco, il compito e la gioia di rilanciare nella fede, il vero volto della parrocchia che è la chiesa stessa, posta in mezzo alle case degli uomini, solidale con le aspirazioni e i loro drammi. Coinvolgi, da protagonisti nel proprio ruolo e con i propri carismi, i fedeli laici. Studia bene la dimensione del territorio. Evangelizza la famiglia che ti affido non soltanto nel binomio Parola-ascolto ma con la “sinodalità” nel senso generale del “camminare insieme”, come stiamo facendo, da qualche anno in diocesi, con la celebrazione del primo sinodo. i poveri, i semplici, i cosiddetti “lontani” ti vedano come epifania del Dio Amore. i fanciulli ti salutino come maestro dell’unico e vero Maestro…”  E nella successiva conferma con la nomina di don Gianni come parroco in solidum, in data 11 ottobre 1999, mons. Cantisani tornava a indicare … “la comunione presbiterale sarà una vera gioia per i presbiteri e un esempio di carità per il popolo di Dio che si avvia a celebrare il grande giubileo del 2000.” Anche io, nel primo Natale vissuto insieme, nell’ormai dicembre 1990, mi impegnavo con tutti voi scrivendo : “In questi primi giorni di vita chiaravallesi ho voluto ascoltare tutti: grandi e piccoli, famiglie e giovani, amministratori pubblici e gente semplice…voglio continuare a farlo ancora per rendermi conto sempre più delle vostre attese e delle vostre esigenze. Nei miei anni di sacerdozio, ho capito che la parrocchia non può diventare un circolo privato riservato a pochi, ma vuole essere la “casa di tutti” specialmente dei più poveri e deboli; deve diventare come diceva Papa Giovanni “la fontana del villaggio” dove tutti attingono gratuitamente l’Acqua Viva della Grazia di Dio e nello stesso tempo diventa luogo dell’incontro e del dialogo! Quindi mi raccomando: fatevi “vedere”! Partecipate alle varie iniziative che vi comunicheremo di volta in volta, date la vostra disponibilità in base alle vostre competenze ed esigenze di tempo: il poco di molti vale più del molto di pochi! la parrocchia siamo NOI!”

 

    Che ne dite? Fare un bilancio? Quello economico è facile, basta consultare i registri e c’è da rimanere sbalorditi: 2 miliardi e 131.979.880 lire (=1.101.075,72 di Euro) di entrate e  2 miliardi 117.817.830 lire (= 1.093.761,63 di Euro) di uscite!! Solo per  lavori  abbiamo speso 1 Miliardo 139.553.385 lire  ( =588.530,72 Euro). E sapete bene come si presentavano le chiese nel 1990: in Matrice mi pioveva in testa durante l’omelia della notte di Natale, il Cuore di Gesù era chiusa per ordinanze del Genio Civile a causa del soffitto pericolante, la Foresta era tutta in cemento e mattoni a vista. Ma nonostante tutto, abbiamo avuto la possibilità di impiegare per impegni di carità spicciola o di solidarietà con progetti di promozione umana per il sud del mondo pari a 116.308.772 lire (= 60.068,47 Euro) .

   Ma il bilancio che conta di più è quello spirituale? Sono stato fedele, con tutti i miei limiti, fragilità e peccati, al mandato del vescovo? NO, la risposta non può essere diversa da quella che diciamo ad ogni fine festa della Madonna della Pietra: “Come è andata?”: VEDIAMO DA DOMANI!!  Davanti a Dio quello che conta non è quello che si è fatto, ma QUELLO CHE SI E’ VOLUTO ESSERE.

    E’ stato bello aver condiviso con voi il cammino: 15 anni fa, la prima volta che passavo per la Sorbia e gettando uno sguardo panoramico su tutto il paese, ebbi ad esclamare: “mamma mia come è grande, come farò?”.  Ora per quasi ogni finestra so chi c’è dietro, quali gioie o drammi vive quella famiglia… anche il cimitero mi è “vivo”: almeno mille persone, tra grandi e piccoli, hanno avuto una mia benedizione prima della sepoltura, alcuni sono morte nelle mie mani, e tante sono state le lacrime di dolore o di gioia condivise e asciugate, e inquietanti  gli interrogativi  affrontati…

 

Cosa mi porto da Chiaravalle?

   Non è possibile elencare le emozioni, i volti, le esperienze… mi sfuggirebbe senz’altro qualcosa. Ma forse si potrebbe trovare un unico principio dentro il quale mettere tutto. Sono immensamente grato con tutti voi perché mi avete dato il senso delle “radici”: vivere 15 anni fermo in un posto mi hanno restituito l’esperienza del tempo che passa, della crescita, delle stagioni della vita… in 15 anni il bambino che ho battezzato e tenuto in braccio davanti all’altare ha ricevuto la Cresima ed è diventato più alto di me! …Ragazzi che si sono fidanzati, che ho celebrato il matrimonio, ora sono padri e madri di più figli, …tanti bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione dalle mie mani ora lavorano e vivono fuori Chiaravalle,… in tanti anziani ho rivissuto gli affetti dei miei nonni, che guarda caso, uno era contadino e l’altro pastore! …Nelle case di campagna, tra gatti, pecore, mucche, maiali e galline, e guardando i campi nelle varie stagioni dell’anno,  ho rivissuto gli odori e i rumori della mia infanzia, quando passavo le vacanze al paesello in Sicilia… il fumo del focolare, l’acqua per innaffiare e soprattutto la fede semplice e forte delle donne, che a piedi si partono dalle parti più sperdute pur di non mancare a Messa la domenica, e che poi in questi giorni mi hanno abbracciato e piangendo dispiaciute mi dicevano “comu nu patri”…a me che potevo essere loro nipote!!      

   “Il senso delle radici”, che il Chiaravallese, anche se emigrato in America o in Svizzera, nella festa e nell’immagine della Madonna della Pietra, trova quella forza per continuare a lottare nel quotidiano, ad attingere all’onestà e alla generosità, alla ospitalità, al senso del sacrificio e all’attaccamento alla famiglia dei propri antenati: valori sempre più rari da trovare attorno, ma dei quali vi assicuro sono terribilmente assetati i nostri ragazzi, alla ricerca di testimoni semplici e autentici per andare avanti con speranza.

   E  poi come cristiani sappiamo che le vere Radici sono “nel cielo”! Pertanto davvero grande è la gratitudine per tutti voi: quando penso alla vostra crescita, ai vostri volti, alla storia condivisa… ringrazio il Signore perché amandovi e condividendo la vostra storia, ho capito meglio la dimensione dell’Eterno… si, le nostre “radici sono nel cielo”!

   Grazie, immensamente grazie! Ora capisco meglio il mio cammino; ancora più convinto posso ripropormi di AVERE A CUORE L’ETERNO.

   E “perdonatemi di cuore” ogni mio errore e mancanza.

 

Cosa vi consegno?

   Semplicemente quello che stiamo facendo e che ha caratterizzato tutto il mio tempo in mezzo a voi: La Messa domenicale, soprattutto questa delle 10,30 , dove si esprime in modo completo quello che è la parrocchia: “una famiglia di famiglie… la fontana del Villaggio dove tutti vengono ad attingere l’acqua viva del Vangelo e dei Sacramenti”.

   “Senza la Domenica non possiamo vivere!!”: questo grido gioioso dei martiri di Abitene del III secolo, i vescovi italiani hanno voluto che riecheggiasse anche ai nostri giorni e lo hanno messo come slogan per il Congresso Eucaristico Nazionale di Bari del maggio scorso.  E’ di domenica, 2 dicembre 90, prima di avvento, che ho iniziato ad abitare con voi… è di domenica, oggi 11 settembre 2005, domenica della Misericordia di Dio e del perdono reciproco, che riparto… zaino in spalla, ricco solo del vostro amore, per raccontare ai futuri sacerdoti calabresi che si preparano nel Seminario S.Pio X di Catanzaro, di quale prete oggi ha bisogno la gente di Calabria.

   Nella Messa domenicale c’è il cuore pulsante della Comunità parrocchiale: abbiamo il Pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia, e l’invito alla fraternità, nonostante si proviene da strade e case diverse. Da questo appuntamento, che sicuramente mi mancherà tanto in futuro, abbiamo trovato l’energia per amarci nonostante la diversità, tra sacerdoti (quanti hanno viaggiato con noi… don Mimmo, don Maurizio, don Cesare, don Gregorio, don Simone, don Giuseppe, gli indimenticabili fratelli africani don Gerome e don Joseph… e ora don Antonio e don Gianni) frati cappuccini, suore e fedeli …  

   Da questa Eucaristia Domenicale abbiamo attinto la forza per impostare la catechesi e portare la vita con i suoi drammi e le nascoste speranze nella liturgia… ancora da qui per il coraggio di testimoniare l’amore, la caritas, per i più poveri e abbandonati, per ripartire dagli “ultimi”, per sognare un mondo pacificato da ogni conflitto…

   Siete in tanti… vi ritroverete domenica prossima? Ha avuto un senso la mia presenza in mezzo a voi? Certamente lo sapremo tra qualche anno, nel modo con cui continuerete il cammino con don Gianni (a cui va il mio affetto e la mia stima… e chiedo perdono se a volte l’avrò fatto soffrire: vi assicuro che non era assolutamente nelle mie intenzioni!!), nel modo con cui accoglierete e insieme collaborerete con l’altro parroco e con le istituzioni presenti nel territorio: l’Amministrazione Comunale, le forze sociali ed istituzionali e soprattutto con il mondo della scuola: quanti progetti ed esperienze abbiamo vissuto insieme!!

 

   La “processione” continua… “ci rivedremo un dì”… io resto indietro, i vescovi mi hanno incaricato di  preparare le nuove guide del popolo di Dio, futuri sacerdoti che sappiano indicare a loro volta le strade del Regno Eterno del nostro Padre Amabilissimo. Come facevo a dire di “NO!” a questa chiamata? E se vedevo solo il mio “stare ormai bene” qui a Chiaravalle, con quale limpidezza e trasparenza avrei annunciato a voi e ai vostri figli il Vangelo di Gesù?

 

   Da padri, dobbiamo imparare a metterci da parte per dare libertà e futuro alle giovani generazioni: noi sacerdoti siamo solo “strumenti”, ecco perché da quando ho avuto la conferma della nomina a Rettore del Seminario  mi sono “messo da parte” e non ho più messo il microfono davanti ai gradini… da qui, vedete meglio CHI ho voluto annunciarvi, A CHI ho voluto farti attaccare: a Gesù e a Maria, sua e madre nostra!

   E’ bello essere prete così: truppa “leggera” , prete “senza casa” (come mi ha definito Walter) perché sia “di casa” presso tutti…prete, a volte bistrattato, insignificante, non calcolato…ma necessario per essere certi che le gioie siano vere e le lacrime siano asciugate… gente che non viene mai in chiesa ma che poi domanda “perché ve ne andate?…Quando passo la luce non sarà più accesa! … sarà ancora aperta la porta della canonica ?”

 

        Io che ho amato solo Te, Signore

Ancora una canzone mi servirà per cucire i vari sentimenti di questo giorno così particolare… l’ho sentita per radio l’altro giorno quando si comunicava la morte di Sergio Endrigo… Io la faccio mia , trasformandola in preghiera al Signore e alla Madonna della Pietra e… portandovi tutti nel cuore:

 

C’è gente che ama mille cose e poi si perde per le strade del mondo…

io ho avuto solo Te e non ti perderò, non ti lascerò per cercare nuove avventure

io che amo solo Te

ti regalerò quel che resta della mia gioventù.

 

 

don Dino                            

 

Chiaravalle Centrale, domenica 11 settembre ’05

 


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Quando la politica abdica

La crisi globale dei mercati finanziari di questi ultimi giorni non è arrivata per caso, ma è figlia della politica, o meglio dell’assenza della politica. Il crollo, sul finire degli anni ’80, del muro di Berlino segnò anche la fine del comunismo, per lo meno quello inteso come forma di governo totalitaria e avente il suo paradigma nell’Unione Sovietica. La sconfitta storica del comunismo si rivelò tale sotto tutti gli aspetti, da quelli sociali, a quelli politici, a quelli economici. Soprattutto dal punto di vista economico molti celebrarono la vittoria assoluta e finale del capitalismo come sistema in grado di garantire a tutti democrazia e benessere economico. Ricordo tra le poche voci fuori dal coro quella di Giovanni Paolo II, che avvertiva come il capitalismo senza freni e senza solidarietà sociale avrebbe provocato grandissimi guasti e ingiustizie macroscopiche, parole che però non furono comprese. Da allora iniziò l’abdicazione della politica. Crollato di schianto il nemico comunista, le parole d’ordine divennero: privatizzare, deregolamentare, liberalizzare. Pian piano la politica rinunciò a governare, facendosi a sua volta ostaggio dell’economia e molto rapidamente della finanza. Sul motto “privato è bello ed anche è meglio” si tornò a incensare la funzione auto-regolatrice del mercato. Il mercato però non è dotato di questa virtù. Il privato svincolato dalle regole tende a conservare solo se stesso, tende a essere naturalmente egoista e a massimizzare i profitti il più rapidamente possibile, non preoccupandosi delle ricadute a medio e lungo termine e di tutta quella parte della società che non avendo un peso economico adeguato è costretta a stare ai margini.

Il risultato è sotto gli occhi tutti. Banche, multinazionali, grandi gruppi ai quali sono state lasciate letteralmente in mano le leve dell’economia mondiale falliscono e con esse fallisce tutto quello che ha favorito il grande bluff, travolgendo però migliaia di famiglie.  

Insieme con esse a fallire è anche un modo di fare politica che negli ultimi venti anni ha progressivamente rinunciato alla sua funzione di regolazione, non reagendo al pressing, ai ricatti e all’azione di lobbing di quelle stesse imprese e istituzioni economiche che oggi sono lì prone a chiedere l’intervento dei governi per salvarsi. E i governi intervengono per salvare il salvabile, con effetti però paradossali. Coloro che hanno propugnato il “libero mercato” come nuovo dio infallibile e che si sono stracciati le vesti a ogni minimo rumore d’intervento statale, oggi benedicono i salvataggi governativi, senza peraltro avere il coraggio di fare autocritica e senza riconoscere che in questi anni di finanza selvaggia in pochi si sono arricchiti, mentre adesso tutti i contribuenti sono chiamati a ripianare i debiti. Insomma, gli utili sono stati privatizzati e le perdite rese pubbliche: se questo è mercato!!!

(Domenica, 12 ottobre 2008) 


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Il pensiero della domenica

Così dice il Signore:"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto". (dal libro dell'Esodo 22,20)

Per leggere

Eugenio Scalfari

Per l'alto mare aperto

Il percorso della modernità secondo il pensiero e il racconto di uno dei più grandi giornalisti italiani.

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Italo Calvino

Se una notte d'inverno un viaggiatore

Il piacere di leggere non ha confini, viaggia tra i generi letterari e si nutre di storie e parole.

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Joaquin Navarro - Valls

A passo d'uomo

Ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità

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Catherine Barry

Dalai Lama

Lettera alle donne

"La prossima sarà l'era  della donna". E' il messaggio finale di questo interessante libro-intervista. Il Dalai Lama spiega l'essenza del buddismo e delle sue relazioni con il mondo, le altre religioni e l'universo femminile.

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Antonio Lobo Antunes

Lettere dalla guerra

Le lettere che lo scrittore portoghese scrisse tra il 1971 e il 1973 alla sua amata moglie Maria Josè, mentre era impegnato come medico nella guerra coloniale in Angola.

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Erri De Luca

Il peso della farfalla

Quando l'immensamente piccolo può travolgere il nostro destino.

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Abraham B. Yehoshua

Fuoco amico

Strana definizione "fuoco amico". E' il fuoco di chi dovrebbe stare con te, invece ti uccide. Il viaggio di Daniela alla scoperta del dolore inguaribile del cognato per la perdita drammatica del figlio.

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Enzo Bianchi

Per un'etica condivisa

Un appello al dialogo attraverso il riconoscimento della pluralità dei valori.

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Andrea Camilleri

Privo di titolo

Una storia ambientata nei primi anni del "ventennio". Piccoli e vili uomini di provincia che per mezzo della violenza e dell'intimidazione mistificano la realtà dei fatti in nome di una ideologia suprema. Il destino di un innocente stravolto, mentre un prepotente, artefice della sua stessa disgrazia, viene elevato a figura di martire.

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Rosella Postorino

L'estate che perdemmo Dio

Il coraggio di una madre che vuole salvare la propria famiglia dalla vendetta e dalla violenza mafiosa. La storia di un viaggio per fuggire dalle proprie origini e provare ad essere felici.

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Muriel Barbery

L'eleganza del riccio

Un romanzo sofisticato sulla felicità. Una portiera di un elegante quartiere parigino e una bambina di dodici anni incrociano i loro destini e si scoprono. Riescono a vedersi oltre che a guardarsi. Ma la felicità appena agguantata è solo un attimo e la vita è una ricerca dei sempre nel mai.

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Fabrizio Gatti

Bilal - Il mio viaggio nel mercato dei nuovi schiavi

Il viaggio coraggioso tra la speranza di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria, affrontando ogni genere di pericolo, e lo sfruttamento e la violenza dei nuovi schiavisti.

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Carlo Maria Martini - Georg Sporschill

Conversazioni notturne a Gerusalemme - Sul rischio della fede

Nelle notti del luogo dove tutto è iniziato, Padre Carlo Martini conversa su "il coraggio di decidere", "trovare amici", "l'intimità con Dio", "imparare l'amore", "per una Chiesa aperta", "combattere contro l'ingiustizia". Sei preziose riflessioni che aiutano a dare senso alle nostre esistenze e alla fede.

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Corrado Augias - Remo Cacitti

Inchiesta sul Cristianesimo

Una conversazione sulla nascita e sullo sviluppo della religione cattolica dal I al IV secolo D.C.

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Gianfranco Ravasi

Le parole e i giorni

Nuovo breviario laico

366 meditazioni per non smettere di pensare e per contemplare ogni gorno il mistero della vita.

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Paolo Giordano

La solitudine dei numeri primi

Alcune persone sono come numeri primi. Vivono nelle loro solitudini. A volte si incontrano e si riconoscono, senza mai riuscire ad abbracciarsi.

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Italo Calvino

Lezioni americane

Cinque mini-saggi su leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità.

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Gioacchino Criaco

Anime Nere

Il primo romanzo del calabrese Gioacchino Criaco. Una storia che scotta.

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Italo Calvino

Il visconte dimezzato

Una gustosa e divertente storia che racconta come ognuno riesce a realizzare solo una parte di se stesso.

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Gabriel Garcìa Marquez

L'amore ai tempi del colera

Una bellissima storia d'amore raccontanta dal grande maestro della letteratura mondiale.

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Nadine Gordimer

Beethoven era per un sedicesimo nero

 

Tredici racconti con i quali il premio Nobel per la letteratura del 1991 ci spiega come in fondo tuttti gli uomini, di qualsiasi nazionalità, colore dela pelle, fede religiosa e politica, siano legati non solo dal vivere sentimenti, gioie, dolori e tradimenti che non hanno confini geografici, ma anche dal sangue, perchè ognuno di noi proviene da lontano, ognuno di noi ha un pò di sangue nero nelle vene.

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Tiziano Terzani

Fantasmi

Dispacci dalla Cambogia

Corrispondenze sulla tragedia cambogiana di un grande giornalista.

Storie sulla stupidità e inutilità delle guerre.

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Amos Oz

Contro il fanatismo

Un'educazione sentimentale alla ricerca del compromesso per vincere il fanatismo.

Tre illuminanti lezioni su come è possibile mettersi in relazione con gli altri ed evitare di sentirsi i soli custodi della verità.

Uno stimolo ad esercitarsi in un  relativismo virtuoso.

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Armando Torno

Il gioco di Dio

Dodici storie della Bibbia rilette dal giornalista del Corriere della Serra, Armando Torno.

Dodici storie sul gioco che Dio svolge attraverso la vita degli uomini. Dodici storie di uomini attraversate dal mistero del divino.

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Carlo Maria Martini

Il Vangelo di Paolo

Alcune riflessioni di un grande Padre della Chiesa  intorno alle lettere di San Paolo.

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Susanna Tamaro

Tobia e L'Angelo

Una bellissima fiaba moderna sull'importanza delle parole.

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Pier Paolo Pasolini

Una vita violenta

La storia di Tommaso. Un'esistenza che si trasfigura. Dalle violenze della borgata, al dono della propria vita per strapparne altre dalla morte.

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Orhan Pamuk

Il Castello Bianco

Una storia intrigante sul tema del sosia e del doppio. Le nostre vite si intrecciano, spesso sino a confondersi con quelle degli altri. Anche per riflettere sui rapporti tra Occidente e Oriente.

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Khaled Hosseini

Mille splendidi soli

Il secondo bellissimo romanzo di Khaled Hosseini. Le vite parallele di due giovani donne, le cui storie poi si incrociano e quindi si legano durante i disastri delle guerre afghane. Storie di sofferenza, di privazione, di prevaricazione e violenza. Ma dal sacrificio di una delle due rinasce la speranza dell'altra. Come il chicco di grano del Vangelo: se non muore, non porta frutto!

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Amos Oz

Non dire notte

Una breve parentesi della vita in comune di un uomo e una donna. Una piacevole educazione sentimentale sulla bellezza  dell'amore e del capirsi reciprocamente.

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Roberto Saviano

Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra -

Un saggio scritto come un romanzo in presa diretta. Un viaggio nel mondo del malaffare. Dove l'unica legge è la violenza.

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Khaled Hosseini

Il cacciatore di aquiloni

Una storia bellissima dove si incrociano la purezza e l'amore incondizionato con l'opportunismo e la viltà.

Ma, esiste sempre la possibilità del riscatto umano e della redenzione.

Un grande romanzo assolutamente da leggere.

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