In ricordo di Francesco PDF Stampa E-mail

Pubblichiamo il ricordo di Francesco Ritrovato, letto nel corso del caffè letterario organizzato dall'associazione "L'Officina:Idee per la cultura" a Chiaravalle Centrale il 16 agosto scorso. Ai genitori di Francesco l'associazione ha consegnato una pergamena ricordo con la seguente dedica: "A Francesco Ritrovato, giovane cultore della letteratura, della filosofia, ma sopratutto dell'amicizia"(Francesco Ritrovato)

 

Proseguendo sul solco del caffè letterario del 2009, vogliamo ora ricordare la figura di un nostro amico che merita un posto nella storia della cultura chiaravallese. Certo, il suo nome non ha avuto il tempo di salire agli onori delle cronache, ma proprio per questo forse è ancora più grande e prezioso ai nostri occhi.

Con viva emozione sentiamo di parlarvi di Francesco Ritrovato, morto improvvisamente a soli vent'anni il due giugno del 1988. Chi lo ha conosciuto, chi ha potuto apprezzare la sua viva intelligenza, il suo amore per lo studio, la sua coscienza critica, sa che Francesco, se avesse avuto il tempo di esprimere tutte le sue potenzialità, avrebbe illuminato la nostra Chiaravalle regalandole gloria e prestigio attraverso la sua opera, ma sopratutto per mezzo della sua stessa persona. Questa che poteva essere solo un'intuizione, ha trovato conferma nei materiali che la sua famiglia, gentilmente, ci ha messo a disposizione.

Francesco era un'amante della storia e della letteratura, tanto che proprio questa passione l'aveva spinto ad iscriversi alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Pisa. Ha lasciato numerosi scritti composti su foglietti volanti o sul suo diario, molti rimasti incompiuti. Questa sera, purtroppo, non abbiamo il tempo di illustrarvi tutto il suo pensiero, ma possiamo dirvi che abbiamo visionato più di venti opere, tra poesie, romanzi, racconti brevi, critiche letterarie. Ci riproponiamo, però, in futuro di approfondire meglio la figura ed i lavori del nostro caro amico Francesco.

Lui era innamorato sopratutto della storia di Roma. Alcuni sui racconti, che aveva appena iniziato a scrivere, sono proprio ambientati nella Roma antica. L'altra sua passione era quella per Federico II, di cui ha lasciato una bellissima relazione. Ma Francesco, come molti grandi scrittori, era anche una persona inquieta, alla ricerca della verità e del senso della vita. Come emerge dal suo diario del 1987, quindi appena un anno prima della morte, si sentiva catapultato in un secolo a lui estraneo, il novecento, che non considerava assolutamente suo. Poi, però, trovava riparo e consolazione nei suoi libri, di cui, per quanto riguarda gli scrittori nordamericani, aveva stilato una sua speciale classifica, e nella musica, in quella classica. Anche qui emerge la sua capacità critica, quando ritroviamo nel suo diario la sua presa di posizione sulla questione tra Mozart e Salieri (per la cronaca dava ragione a Salieri meravigliandosi come nei corso dei secoli questa ragione non fosse stata riconosciuta), oppure nel momento in cui commenta l'ouverture del  Tannhäuser di Wagner.

Francesco aveva un altissimo e nobilissimo senso dell'amicizia e come, suo costume, innamorato com'era della storia romana, aveva attribuito al suo migliore amico lo pseudonimo di "Attico", cioè di colui che è stato, oltre che consigliere, l'unico e fedele amico di Cicerone.

Francesco era una anche una persona aperta, impegnata nel sociale e attenta a ciò che succedeva nel mondo. Aveva già ricoperto diversi incarichi di responsabilità nell'ambito del mondo studentesco e si stava avvicinando alla politica sempre con il suo stile critico e con un grande senso etico. Il mondo, pur non sentendosi pienamente a suo agio, lo interessava e lo interrogava. Troviamo nel suo diario diversi commenti sugli avvenimenti che si succedevano, un esempio tra tutti quando il 12 aprile del 1987 commenta in maniera mirabile la morte di Primo Levi, suicidatosi il giorno prima. Amava moltissimo l'Italia e l'inno di Mameli ritenendolo un legame fondamentale con la propria patria e la propria terra.

Pur se rifuggiva ogni forma di clericalismo e di cristianesimo bigotto, e sempre con l'animo critico che lo contraddistingueva, non aveva negato il suo contributo alla realizzazione del giornalino parrocchiale "La mia Parrocchia", di cui era il più valido collaboratore.

Proprio per questo vogliamo leggere il ricordo che gli dedicò l'arciprete Don Saverio Bevivino in occasione del trigesimo della sua morte. Con Don Saverio, che tra l'altro abbiamo ricordato lo scorso anno, aveva un rapporto dialettico molto forte e si confrontavano con la massima franchezza, come era nell'indole di Francesco, ma questo li aiutava a volersi veramente bene ed a rispettarsi profondamente. Dalle loro vivaci discussioni traspariva una grandissima onestà intellettuale.

il ricordo di Don Saverio Bevivino

 

Ora, leggiamo la lettera che la professoressa Chiara Frugoni docente di storia medievale all'Università di Pisa, scrisse alla famiglia una volta appresa la notizia della scomparsa di Francesco. Come sentirete, le parole della lettera esprimono pienamente il valore di Francesco ed il grande rimpianto per la sua morte.

la lettera della professoressa Chiara Frugoni

 

Vi proponiamo adesso due poesie, tra le tante composte da Francesco. La seconda in particolare "L'età dell'oro", accenna ad Euridice che era la sua musa, la sua Beatrice. Una ragazza di cui era innamorato, ma di cui per lungo tempo non ha conosciuto neppure il vero nome, e che nel suo immaginario, pur avendo la consapevolezza di non poterla mai raggiungere, rimase sempre la donna dell'amore perfetto.

Senza titolo (poesia incompiuta)

L'età dell'oro (poesia)

 

(Giovedì, 19 agosto 2010)

 
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